LE VICENDE DELLA FABBRICA DEL S. GIOVANNI BATTISTA
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E. Valli
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- Preistoria della Chiesa.
Non si conosce esattamente il motivo per cui questa Famiglia di Religiosi
scelse Pesaro come luogo sul quale estendere il suo apostolato francescano
che annoverava come santi campioni dellOrdine, San
Bernardino da Siena, San Giacomo della Marca, San Giovanni da Capestrano.
Sappiamo che i frati si stabilirono a Pesaro perla prima volta nel 1442
dopo aver ottenuto già dal 1438 da Papa Eugenio IV la direzione del
convento del Corpus Domini.
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La loro prima dimora fu una Chiesa con convento che era in precedenza
appartenuta alle monache di S. Francesco, la quale si trovava nella
zona del " Viridarium " luogo al di fuori della cinta
muraria, disabitato e continuamente esposto al pericolo di malattie
contagiose per la presenza dacque stagnanti. Questo primo gruppo
comprendeva appena sei: religiosi, i quali vissero in quel luogo per
ben ventisette anni, fino a quando il loro governatore, Padre Alessandro
da Fano, non propose i1 trasferimento dei frati in un luogo più salubre
e allinterno della città.
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Nel 1465, lantico convento fu trasferito
nellantico monastero benedettino dedicato a S. Eracliano e in
seguito conosciuto con il nome di " Conventum Sancti Francisci
ad Torrosinum ".
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Questangusto monastero era situato vicino al
vecchio ponte sul fiume Foglia, vicino al cosiddetto " Tentamentum
", dove i religiosi vissero per oltre trenta anni, dal 12 Settembre
1465 al 10 Giugno 1499.
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La denominazione S.Giovanni Battista, appare riferita
per la prima volta al suddetto convento di S. Eracliano nel 1466 ed
il cambiamento di nome è da attribuirsi al fatto che ci sarebbero
stati nella città di Pesaro due conventi, dedicati a S. Francesco,
quello dei Conventuali e quello dei Minori Osservanti.
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Nel frattempo il numero dei frati, era notevolmente
aumentato e simponeva per i religiosi la necessità di una nuova
costruzione. Alessandro Sforza si fece interprete del desiderio di
provvedere ad una nuova chiesa che fu consacrata dal vescovo di Savona
Monsignor Guglielmo dei Minori, il giorno 10 Giugno 1499.
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Padre Ciro Ortolani, autore negli anni trenta di
una storia del convento assicura, e così gli autori precedenti,
che questaumento dimportanza sia strettamente collegato
alla morte di fra Anastasio da Milano, avvenuta il 7 Ottobre1472 in
quel Convento. Dopo la sua morte arrivarono numerosi credenti e pellegrini;
sicuramente questavvenimento e le sue conseguenze, furono per
gli Osservanti di S.Giovanni Battista loccasione buona per aumentare
il proprio prestigio nei confronti dei Frati Minori Conventuali.
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E improbabile che Papa Sisto IV proveniente
dalla famiglia dei Della Rovere abbia favorito la costruzione del
S.Giovanni Battista essendo questo di proprietà degli Sforza e loro
attuale sepolcro.
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Essendo sicuro il fatto che nel 1465 Alessandro Sforza chiamasse in
Pesaro Luciano Laurana è possibile ipotizzare, come Filippini e Bonini
hanno fatto che larchitetto dalmata abbia ideato il progetto per
la suddetta chiesa negli anni 14651466.
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Per ciò che riguarda la forma di questa Chiesa abbiamo
due testimonianze: la prima è una tarsia del coro della chiesa
di S. Agostino in Pesaro nella quale é raffigurata una chiesa
a quattro bracci con fronti coronate da una cuspide con rosone e portale
e, allincrocio delle "braccia", sormontata
da una cupola impostata su un tamburo ottagonale sul quale si aprono
piccole finestre; la seconda è un dipinto su tavola, parte
di una predella opera di Marco Zoppo del 1471, la quale rappresenta
in primo piano San Francesco che riceve le stigmate e sullo sfondo
una chiesa analoga a quella sopra descritta, non certo frutto
della fantasia di un pittore: è certamente la Chiesa dellOsservanza
di Pesaro le cui forme semplici sono preludio al gusto rinascimentale.
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Il 27 luglio 1510 muore Giovanni Sforza, la sua morte segna la fine
della Signoria degli Sforza nella città di Pesaro, che passerà sotto
il dominio dello Stato Pontificio e sarà poi annessa al Ducato dUrbino:
è in questo momento che i Della Rovere fissano a Pesaro la loro abituale
residenza.
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Nel 1513 il Duca Francesco Maria I, fratello del
Papa, Prefetto di Roma e Capitano generale della Chiesa, aveva proposto
lavori di fortificazione per difendere la città da aggressioni esterne,
sostituendo le preesistenti mura merlate, risalenti alla seconda metà
del XV secolo con una moderna struttura pentagonale. Il suo scopo
era quello di collegare la nuova cinta muraria a vecchi baluardi quali
Rocca Costanza, che era stata elevata nel 1471, e la Rocchetta che
era stata costruita nel 1483. Francesco Maria I Della Rovere partecipò
alla realizzazione del progetto in modo decisivo essendo un esperto
conoscitore darti fortificatorie.
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Il 28 Gennaio 1528, il consiglio della città decide
di iniziare i lavori e il 2 Giugno dello stesso anno Pietro Gentile
da Camerino ne vinse lappalto. Guidobaldo II della Rovere, figlio
di Francesco Maria I, ritenne necessario consigliarsi con laristocrazia
cittadina riguardo alla demolizione del S. Giovanni Battista, che
si rendeva necessaria trovandosi la suddetta chiesa proprio nel punto
in cui la cinta muraria avrebbe dovuto passare. Il Consiglio, decise
di informare il Pontefice della situazione che si era creata e della
necessità di prendere al più presto una decisione in proposito. La
proposta di Guidubaldo II era di collocare i frati nella chiesa di
S. Francesco, fino a quel momento occupata dai Conventuali; tale soluzione
era dettata dal desiderio di evitare eccessive spese in un momento
di non felice situazione economica del Ducato.
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NellAprile 1536, con la Bolla, il Papa non
assecondava la proposta di Guidubaldo II, ma ordinava allinterno
delle mura della città, ledificazione di una nuova chiesa e
di un nuovo convento con tutte le strutture necessarie e previo accordo
con gli stessi frati e loro superiori. Inoltre Papa Paolo III ordinava
di edificare nel luogo dove era il vecchio S. Giovanni Battista,
una piccola cappella che ricordasse lantica costruzione. Subito
dopo lemanazione della Bolla Papale, siniziò la demolizione
del vecchio S. Giovanni Battista che aveva poco più di mezzo secolo.
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L11 maggio 1537 il Consiglio della città si riunì per vedere quale
potesse essere il materiale utilizzabile di questa Chiesa demolita.
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Ledificazione della Chiesa attuale nel contesto urbano di Pesaro
nel XVI secolo.
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La nuova chiesa di S.Giovanni Battista, sorse in una. Pesaro
che andava gradualmente modificandosi nel suo aspetto, sotto limpulso
edilizio del Duca. Il S. Giovanni Battista stesso, Chiesa Monumentale,
così come Guidobaldo II laveva pensata; partecipa e contribuisce
al fermento di rinnovo urbanistico della città.
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Gli interventi più significativi operati nel contesto del tessuto
urbano delledificio durante il XVI secolo, riguardano la pavimentazione
della via che poi fu chiamata di S.Giovanni, oggi via Mazzini; laggiunta
di nuovi piani alle case più basse, mentre davanti al convento di
S. Agostino andava sorgendo il Palazzo dei Bonomini dopo labbattimento
di una serie di piccole case. Inoltre nel 1535, iniziò la costruzione,
per iniziativa della famiglia Montani di un Palazzo poi divenuto Palazzo
Santinelli Antaldi.
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A conferma di tutto ciò sta la testimonianza di P. Zacconi che nella
sua " Storia di Pesaro" afferma che dalla ricostruzione
del Palazzo Montani, a breve distanza dalla chiesa: "pigliando
indirizzo e norma, molti altri, si cominciò a fabbricare alla gagliarda:
intanto che essendo, può dirsi, tutte le case basse a piè piano e
da un solaro, alzandosi sulle più capaci e ben fondate con farsene
di due una, si venne in breve talmente ad abbellirsi che, mattonandosi
poi tutta a poco a poco si è fatta quella strada che si vede".
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Il fermento edilizio di cui si parla non riguarda solamente opere
di civile abitazione, e darredo urbano, ma anche di difesa militare
della città stessa: le mura, i baluardi, il fossato, furono costruiti
secondo i dettami della nuova tecnica fortificatoria. Questa Pesaro,
decorosa e protetta, densa di fermenti innovativi, ben rispondeva
alle intenzioni di Guidubaldo II che voleva farne la città più importante
del suo Ducato, come lo era stato Urbino per i Montefeltro.
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| c) Storia della Chiesa attuale. |
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Con la demolizione del vecchio convento, inclusa la chiesa,
era stato effettuato il. primo passo per la nuova costruzione. Il secondo
consisteva nel trovare un luogo idoneo per la costruzione
del nuovo edificio: ma doveva però ricadere allinterno della nuova
cinta muraria.
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Francesco Maria I, propose dapprima un posto nelle vicinanze di Porta
Collina dove erano le stalle di corte e dove oggi sorge il Teatro
Rossini, ma questo luogo era troppo lontano per i frati dal loro giardino,
il "Barchetto", al quale non volevano rinunciare.
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Il 12 ottobre 1537, dopo alcuni mesi dincertezza, si comprarono
le case dei fratelli Pianosi che erano situate al posto dellattuale
S. Giovanni Battista; la somma di millequattrocentotrenta scudi era
stata versata dal Duca e dal comune di Pesaro. A proposito dellandamento
dei lavori negli anni successivi; non è stato riferito nulla, furono
così suddivisi: per ledificio del convento pagava il comune,
mentre il Duca fungeva da committente della costruzione della chiesa
e sovvenzionava le spese per ledificazione della stessa.
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Il 21 novembre 1539 sembra che assieme al progetto e al modello della
chiesa, fosse anche già pronto il luogo per la costruzione, come si
può dedurre dal rapporto redatto dal consiglio di città che si era
riunito proprio in quel giorno. Il direttore dei lavori di fortificazione
alle mura, promettere che, a richiesta del Comune- e dei frati, la
nuova costruzione entro lanno si sarebbe innalzata di dieci
piedi, riferendosi naturalmente a tutto il complesso (chiesa e convento).
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La promessa non fu mantenuta, almeno per ciò che riguarda la Chiesa.
Solo il 9 aprile 1543, Giulia Varano, moglie di Guidubaldo II Della
Rovere pose la prima pietra: alla cerimonia assistettero lArcivescovo
di Pesaro, il Provinciale dellOrdine e il guardiano del convento.
Sulla pietra fu posta una moneta doro, del valore di cinque
scudi ducali, con da un lato leffigie del Duca con le parole:
" GUIDUS UBALD. II URBINI DUX IIII" e la sigla"G.U."
e dallaltro la Rovere e la seguente dicitura: "IN MEM.
AETER ERIT IUSTUS".
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A ricordo di tale avvenimento fu realizzata su una
lastra di marmo la seguente iscrizione (26):
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NONIS APRILIS MDXLIII
EXC. MO D. D. GUIDO UBALDO URBINI DUCE REGNANTE
EXC. MA D.D. JULIA VARANA EIUS UXOR
INFUNDATIONE ECCELS. S. JO. BAPTISTAE
CIVITATIS PISAURI
SUB ALTARI MALORI PRIMUM LAPIDEM POSUIT
UNA CUM NUMISMATE VAL ORIS QUINQ. AUREORUM
IBIDEM PRAESENTIBUS
RR. PP. ALEXANDRO E S. LEONE PORV. MARCH. MINISTRO
ET ANTONIOA CAPOROTUNDO GUARDIANO
EIUSDEM AUTEM ECCLESIASE AEDIFICATIO
PRAEFATI EXEL TISS. D. DUCIS. EXPENDIS
FACTA EST.
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Questepigrafe si trova sopra la porta che conduce alla Scoletta
dalla parte del coro. Da un esame, anche sommario, della politica
di Guidubaldo II Della Rovere, venne alla luce il suo velleitarismo:
infatti, Guidubaldo sembra animato dal desiderio di eguagliare in
splendore i suoi predecessori e di continuare la tradizione di mecenatismo
iniziata con Federico da Montefeltro, ma le condizioni economiche
del Ducato non si prestavano certo alla "magnitudine" di
tali pretese.
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Fu inseguendo queste idee di fastosa imponenza che Guidobaldo
II affidò il progetto delta costruzione della nuova chiesa allarchitetto
ducale Gerolamo Genga. Questi attivò inizialmente il suo progetto
costruendo ununica grande navata a croce latina, con tre piccole
e slanciate cappelle a nicchia per ciascun lato, divise da "pilastri",
innestandovi successivamente un ampio presbiterio a pianta ottagonale
irregolare secondo una combinazione di pianta a schema centrale con
quella a croce latina.
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La prima pietra fu posta là dove sarebbe dovuto sorgere laltare
principale; ma non conosciamo il luogo preciso poiché nel corso del
XIX seco1o (1838) il coro, fu ingrandito e di conseguenza laltare
fu spostato.
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Sui lavori, iniziati nel 1543, e sul loro corso, in fondo, non sappiamo
niente. Nei libri dei conti, solo in parte conservati, non troviamo,
indicazioni che trattino specificamente del San Giovanni Battista.
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Alcune notizie le possiamo ricavare dalle "Vite" del Vasari
che afferma: "Essendo poi successo il Duca Guidubaldo...fece
principiare dal detto Genga la Chiesa di San Giovanni Battista in
Pesaro, che essendo stata condotta, secondo quel modello, da Bartolomeo
suo figliolo, è di bellissima architettura in tutte le parti, per
avere assai imitato lantico e fattala in modo chellè
il più bel tempio che sia in quelle parti, si come lopera stessa
apertamente dimostra, potendo stare al pari di quelle di Roma più
lodate".
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Altre notizie le fornisce Padre Ciro Ortolani ma sono sempre a carattere
generale.
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Le prime notizie sullandamento dei lavori risalgono
al 1551: in questanno muore Gerolamo e a lui succede il figlio
Bartolomeo per ciò che riguarda la sorveglianza dei lavori di costruzione.
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Una lettera anima datata 27 novembre 1551, indirizzata al
Duca Giudobaldo II, afferma che i lavori si sono interrotti, ma che
la fabbrica sta procedendo secondo il modello Genghiano. Può darsi che
questappunto sia stato mosso a Guidobaldo II per timore di una
sospensione dei lavori dovuta in parte alla cattiva situazione economica
del Ducato e in parte ai desideri dei Minori Osservanti di una costruzione
meno fastosa.
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Gli Osservanti credevano che il loro severo comandamento di povertà,
sarebbe stato contraddetto se a Pesaro essi avessero avuto la Chiesa
più fastosa della città, a parte il convento che era già uno dei più
moderni.
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Padre Ciro Ortolani, si esprime in questo modo sulla questione: "
I minori Osservanti, vedendo però le vaste proporzioni che il fabbricato
andava assumendo e tutto il travertino pronto per la decorazione
dellesterno, si preoccuparono di offendere il voto di povertà
cui serano votati. Tentarono in più riprese la sospensione dei
lavori e ciò fu un errore gravissimo, perché innanzi tutto non erano
essi i committenti, ma il Duca stesso, e ancora poiché impedirono
che chiesa raggiungesse il suo completamento".
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Nel 1558 alla morte di Bartolomeo Genga, avvenuta a Malta, i lavori
non erano terminati.
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Ancor oggi non possiamo dire con precisione quando la chiesa di San
Giovanni Battista fu portata a. termine
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Nel 1565, descrivendo la processione del " Corpus Domini
", fu nominata la chiesa di San Giovanni Battista e si fa riferimento
alla provvisorietà dei lavori; si può quindi valutare a che punto
fosse giunta esattamente allora la costruzione della chiesa. Il "provvisorio"
non si riferisce solamente alla decorazione architettonica interna
e soprattutto esterna, che rimarranno incompiute, ma anche
allinvaso spaziale che ancora non è ben definito.
Nel 1578 furono innalzati quattro altari nelle nicchie della navata
e poco più tardi la famiglia Bobali provvide a dotare il Coro di sedili
nuovi e uniformi in sostituzione dei vecchi banchi. Anche il successore
di Guidubaldo II, Francesco Maria II, ha avuto uno stretto rapporto
con i Frati Osservanti, quindi è difficilmente presumibile che la
non attuazione del progetto genghiano, sia dipesa esclusivamente dalla
Corte Ducale.
Il 3 settembre 1594, il convento, si era unito alla "Riforma
delle Marche" su desiderio del Duca, si è, per la prima volta,
dibattuto, in una riunione dei provinciali, su San Giovanni Battista
e sul problema di come portare a termine la decorazione della chiesa,
ciò in collegamento con la discussione per un. possibile ingrandimento
del convento che era già diventato, troppo piccolo.
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I risultati di questi dibattiti, sembrano avere aperto una strada
per la continuazione dei lavori: negli anni successivi, non sono state
completate solamente le decorazioni allinterno della Chiesa,
ma sono state costruite la grande navata e la cupola. Laggiunta
delle decorazioni architettoniche si distingue ancor oggi leggermente
dalle decorazioni precedenti, perché, invece di usare il travertino
che cera già, si usò del legno. Il motivo di questo cambiamento
di materiale, che non ha nessunincidenza determinante sulleffetto
visivo, deve essere ricercato nel fattore del finanziamento.
Siamo nel 1608 e i lavori sono affidati ad un carpentiere di Pesaro,
un. certo Polinori, che realizza tutto il cornicione della navata
e della cupola, le quattro colonne ai lati dello spazio centrale e
le due doppie colonne libere, poste tra lo spazio centrale e il Coro
vicino allaltare principale.
Il 27 Marzo 1506 si può leggere dalla fattura, lesatta lista
delle spese che dimostra che nel coro non sono stati effettuati
lavori del genere e ciò porta ad una prima importantissima osservazione:
la parte originale del coro non era coperta da una volta a botte come
è attualmente, ma, probabilmente si proponeva la forma absidale delle
due cappelle, laterali dello spazio centrale.
Questipotesi è avallata anche da L. Serra che nel suo libro
"Larte nelle Marche", parlando della chiesa di S.Giovanni
Battista, afferma: "Al presente il presbiterio è prolungato
da un coro rettangolare, ma questo sembra aggiunto. In origine probabilmente,
alla testata del presbiterio si disegnava unaltra abside, ripetendo
così lo stesso schema della testata di S. Bernardino ad Urbino, nella
forma accertata da scavi come quella originaria".
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Nel primo decennio del XVII secolo, probabilmente la forma del S.Giovanni
Battista è già decisiva e non si differenzia di molto dal progetto
originale; se la parte esterna è rimasta incompiuta, ciò è dovuto
al fatto che verso il 1610, sia il Duca sia il Comune ebbero notevoli
difficoltà finanziarie. Il Duca, assorbito dalla costruzione del nuovo
porto di Pesaro e il comune è impegnato nella costruzione di una chiesa
votiva, essendo nato il figlio del Duca: Federico Ubaldo, dedicata
a Francesco da Paola.
Federico Ubaldo Della Rovere si spegnerà il 28 Giugno 1623 e con
lui si chiuderà la lunga signoria dei Della Rovere.
Tutto il ducato passerà al governo della Santa Sede, non lasciando
Federico Ubaldo alti eredi se non una bambina di appena un anno; si
spegneva assieme a Federico Ubaldo ogni minima speranza di sicure
sovvenzioni per i frati di. S.Giovanni Battista.
Guardiamo ora quale era larredo della chiesa: sembra che non
ci siano state pitture murali e ciò non meraviglia perché gli altari
erano decorati con pale. A parte laltare principale, cerano
quattro altari nelle nicchie della navata; essi non sono da identificarsi
con quelli oggi esistenti, perché questi ultimi fanno parte dellarredo
da date successive e sono situati allinterno delle sei cappelle
laterali, mentre come abbiamo già osservato i quattro altari precedenti
erano situati nelle quattro nicchie tra le lesene, nelle pareti laterali
della navata.
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In questo periodo, " il carattere" della navata,
che era come una sala a se stante, dovrebbe essere stato ancor più
evidenziato proprio per il motivo appena accennato; inoltre lo spazio
centrale senza i due altari laterali, senza soprattutto laltare
del periodo tardo barocco, (dedicato alle stigmate di S. Francesco)
aveva un carattere più monumentale. Nel 1633 il commerciante G. Mosca
donò laltare di marmo veronese e un quadro del Guercino ( Il
dipinto del Guercino non è conservato, venne trasportato in Francia
nel 1797, quello attuale è una copia di quello perso e fu dipinto
da padre Anastasio da Rimini ). Nello stesso anno fu abbassato
il. campanile di unordine perché pericolante.
Nel 1636 il conte R. Santinelli fece elaborare laltare del
Crocefisso per oltre millecento scudi, in occasione di questi lavori
venne posto nellaltare anche un Crocefisso intarsiato da fra
Innocenzo da. Petralia.
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Nel frattempo la Chiesa di S.Giovanni Battista divenne il posto preferito
per i sepolcri delle ricche famiglie pesaresi; motivo di questo tardo
interesse furono, senzaltro, i lavori di costruzione non terminati
in periodi precedenti e anche il fatto che la Chiesa non era più il
sepolcro dei Della Rovere dopo lavvenuta costruzione della chiesa
di S.Ubaldo.
Da questo momento in poi i pavimenti della Chiesa si riempirono di
pietre sepolcrali e le pareti di lapidi commemorative.
P. Ciro Ortolani, nel suo libro: "Il mio bel S. Giovanni",
riporta la pianta di tutte le pietre sepolcrali anche se non cita
da quale fonte gli sia pervenuta. Più di un secolo dopo linizio
della costruzione, il 29 Ottobre 1656, la chiesa fu consacrata, con
grandi feste, dal Vescovo di Parma Monsignor Carlo Nembrini dAncona
con il beneplacito del vescovo di Pesaro Monsignor Giovanni Passionei..
Nella lapide commemorativa possiamo leggere:
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D. O. M.
TEMPLUM HOC
QUOD OLIM URBINI DUCUM
PIETAS ET MUNIFICENTIA
ANNO MDXLIIIA FUNDAMENTAS EREXERANT
ILL. US ET REV. VM D. D. CAROLUS NEMBRINUS ANCONITANUS
PARAMENTIUM EPISCOPUS
ILL. MO ET REV. MO D. D. JOANNE FRANCISCO PASSIONEO
PISAURENTIUM EPISCOPO ANNUENTE
SOLEMNI RITU DIE XXIX AUGUSTI CONSACRAVIT
ANNO SALUTIS MDVL
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Questatto sigilla, per così dire, la fine dei lavori di costruzione,
anche se la parte esterna avrebbe avuto bisogno di un completamento
architettonico e decorativo. Ciò non è dimostrato solamente dal fatto
che anche attualmente la parte esterna è incompiuta, ma anche dal
riferimento di un litigio dei frati con gli eredi dei Della Rovere:
i Medici, per il possesso del travertino che dal XVI secolo non era
stato adoperato, anche se pronto per la decorazione della Chiesa.
I frati, che navevano il possesso, non fecero niente per completare
lesterno, ci furono anche donazioni per pagare la manodopera
necessaria, ma esse furono usate per allargare il convento.
Dal 1688 al 1699 assistiamo alla realizzazione di un grande dormitorio
che servì da Ospedale per i malati, di una sala di Consiglio per le
riunioni dei Provinciali e di una Biblioteca. La Scoletta era stata
inaugurata dal Vescovo di Pesaro in precedenza, e con ciò i compiti
dei frati serano estesi ufficialmente anche al settore della
cultura: teologia, filosofia e altre materie furono insegnate fino
alla fine del XVIII secolo.
Nel 1701, fu restaurato il refettorio di cui si rinnovò lintera
pavimentazione.
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Nel 1703, due terremoti avvenuti il 14 gennaio e il 2 febbraio danneggiarono
fortemente la chiesa e il convento; furono così necessarie le prime
opere di restauro e consolidamento. Nella Chiesa crollarono la volta
a botte della navata e la cupola, nel convento era invece crollata
la copertura del refettorio.
Anche in questo caso le fonti non ci tramandano niente su eventuali
danni subiti dal coro; questo formulando unipotesi, non troppo
azzardata, può stare a significare che il coro non aveva la forma
attuale, ma aveva forma absidale, infatti se il coro fosse stato come
quello attuale, avrebbe quasi certamente dovuto subire dei danni come
daltronde la navata principale e la cupola.
In tempo brevissimo i danni, furono riparati, e, in questoccasione,
si eresse un baldacchino sopra laltare principale.
Nel 1729, i quattro altari della navata furono demoliti e ricostruiti
nelle sei Capelle laterali, i confessionali che fino ad allora erano
situati in una delle nicchie delle cappelle, occuparono il posto dei
quattro altari nelle nicchie lungo la navata.
Nel 1732 furono portati a compimento e realizzati in massello di
noce i confessionali e le balaustre delle cappelle laterali. Nello
stesso anno fu aggiunto al campanile una piccola campana donata dallabate
Giovanni Battista. Paolucci il quale già in precedenza si era dimostrato
generoso benefattore.
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I quattro quadri che erano posti negli altari furono affissi nello
spazio centrale, esattamente ai muri diagonali sopra le porte. Attualmente
solo due dei quadri sono conservati: il crocefisso con S. Carlo Borromeo
è appeso sopra la porta che conduce alla "Scoletta" ed è
opera di Giacomo Pandolfi; lAnnunciazione, opera di Battista
Clerici e appesa sopra la porta che conduce alluscita laterale
della chiesa; San Diego, opera di un certo Caldieri dUrbino,
è conservato nella pinacoteca del convento; il quarto dipinto è andato
disperso.
Il motivo di questi cambiamenti è dovuto ad uno "scontento"
estetico del cardinale Annibale Albani che affermava: "La chiesa
era bella, ma era deformata da detti altari e confessionali, gli uni
e gli altri impedivano di godere il disegno della chiesa".
Secondo questo giudizio di stampo "classicistico"
che può apparire giustificato, in base alla concezione estetica di
quel periodo la chiesa subì altre modifiche: tra queste le suddette
balaustre che avevano il compito di separare la navata dalle sei cappelle
laterali. In pratica si ha un cambio di funzione delle sei cappelle,
in precedenza potevano essere intese come un semplice allargamento
dello spazio, dato che non cè differenza altimetrica tra il
pavimento delle cappelle, e quello della navata, ora bisogna intendere
le Cappelle come "parti" spazialmente indipendenti,
ciò comporta anche una "lettura" diversa della navata.
Sempre in occasione della visita del cardinale Annibale Albani, furono
sostituite le vecchie Via Crucis di carta con una nuova serie di quattordici
quadri del pittore veneziano Zanetti.
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Nel 1734, le quattro porte situate sulle mura diagonali dello spazio
centrale sono state fornite delle attuali mostre e i quattro quadri
situati sopra di esse, sono stati posti entro cornici in stucco.
Nel 1756 fu collocata nel campanile della chiesa una nuova campana
fusa da Bartolomeo Fiamminghi.
Nel 1761 venne eseguito uno dei lavori più appariscenti nella storia
della chiesa: fu installato lorgano nella parete dentrata.
Dieci cittadini si offrirono di coprire tutte le spese e lamministrazione
provinciale dellordine diede il proprio consenso. Se ciò era
corretto per lesigenza del culto, influiva però sul carattere
dellarchitettura, eliminando quasi leffetto di "chiuso"
della navata e distruggendo completamente leffetto visivo del
prospetto della facciata interna.
Il 3 giugno 1781, sì verificò a Pesaro unaltra scossa di terremoto
che però non procurò danni alla chiesa.
Nel 1793 il. campanile della chiesa si arricchisce di unaltra
campana..
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Il 10 febbraio 1791 un incendio distrusse gran parte degli edifici
del convento e presumibilmente piante e modello in legno della chiesa
stessa realizzati dal Genga.
Fu distrutto il dormitorio, la cui ricostruzione fu finanziata da
abbondanti offerte del popolo e da una cospicua somma donata da Pio
VI; fu distrutta anche la biblioteca che fino ad allora era una delle
più fornite della provincia e quindi anche molti dei documenti che
riguardavano la storia della costruzione e manutenzione di San Giovanni
Battista.
Nel 1810 ha inizio il periodo di decadenza del ruolo del convento
che si conclude col decreto napoleonico di secolarizzazione degli
Ordini Religiosi e la chiusura del complesso.
Il 5 Giugno dello stesso anno, gli Osservanti abbandonarono il convento,
vestiti da "Secolari" e subito dopo i locali vennero
ripartiti in piccoli appartamenti daffitto destinati a famiglie
plebee. Proprio in questo periodo il travertino che avrebbe dovuto
servire allornamento esterno della chiesa di San Giovanni Battista,
fu asportato per costruire il "fortezzino", oggi
scomparso, a destra del Faro del Porto.
Nella Chiesa di S. Giovanni Battista rimase solo un custode, i Frati
vi potevano lo stesso celebrare la S. Messa anche se non era più Chiesa
del convento, ma Chiesa della parrocchia di Santa Lucia (oggi San
Carlo).
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Il 10 novembre 1814, alla fine del dominio napoleonico, Pesaro
tornò ad appartenere allo Stato Pontifico e la chiesa di S.Giovanni
Battista con il convento vennero ridonati ai frati. Nei tempi che seguirono
furono riparati i danni causati alla chiesa ed al convento provocati
durante il periodo napoleonico, quando il San Giovanni Battista era
diventato Quartiere Militare. Si cercò anche un riallaccio alle vecchie
tradizioni culturali, installando una modesta istituzione dinsegnamento.
L8 dicembre 1824, Monsignor Ottavio Zelio, Vescovo di Rimini
consacrò la nuova mensa dellaltare principale e questa data
segna la fine dei lavori di restauro (55). Per oltre un decennio,
i documenti tacciono, ma una relazione manoscritta del 1827 cinforma
sullo stato del convento.
Il danno più grande per ciò che riguarda limportanza storica
del San Giovanni. Battista non è stato però: causato dalle truppe
francesi, ma di nuovo gli stessi frati; infatti, su loro desiderio,
fu ingrandito e cambiato, per loro comodità, il coro, invece di completare,
come suggerito da numerosi donatori, la facciata della chiesa tuttora
incompiuta.
La ricostruzione della "forma" originale del coro
è difficile per limpossibilità di reperire materiale attinente
alla situazione precedente, ma una cosa è certa: il coro originale
era più piccolo e più stretto di quello attuale, questo cè confermato
da Padre Ciro Ortolani.
Negli anni 1838-39 furono eseguiti i lavori di costruzione da Alessandro
Bacchiani che seguì il progetto del Cavaliere Pompeo Mancini.
Fu spostata la "Cona" dallaltare maggiore
e fu collocata al centro del nuovo coro che ripeteva il motivo della
navata. Lintera opera di restauro costò 778 scudi e un manoscritto
dellepoca cinforma circa i donatori.
A ricordo di tale evento fu posta una lapide allingresso della
sacrestia, con la seguente dicitura:
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SUB SELLARIUM
QUOD
LOCI ANGUSTIS ET FORNICIS HUMILITATE
PSALLENTIBUS PERINCOMODUM
OPERIBUS ANPLIATIS CULTUQUE ADDITO
IN SPLENDIDIOREM FORMAM RESTITUM EST
PIENTISSIMORUM CIVIUM MUNIFICENTIA
GRATUITA ITEM OPERA ET CONSILIO
V. C. POMPEI MANCINI EQUIT ARCHITECTI
INSIGNI STUDIO ATQUE INSTANTIA
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- F. AEGIDII ET BERNARDINI CLARAVALLENTIUM
QUORUM ALTER GEREBAT ANTISTITEM ORDINIS PER PROVINCIAM
ALTER PRAEF. COENOB.
TANTAE BENEFICIENTIAE MEMORIAM
FAMILIA UNIVERSA
POSTERITATI TRADENDAM CENSUIT
LIBENS MERITO
KALEND. IANUARII A. S. MDCCCXXXVIII
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Nel 1854, la porta situata a sinistra, guardando verso il coro, dello
spazio centrale, fu chiusa da un monumento, dedicato al poeta Giulio
Perticari, sotto forma di unedicola romana contenente il busto
del poeta. I committenti furono i fratelli dei Perticari, Giuseppe e
Girolamo, e lesecutore fu il Professore Luigi Mainorsi.
Nel monumento possiamo leggere la seguente dedica:
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A GIULIO PERTICARI
ONORE E LUME
DELL ITALICO IDIOMA
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L11 Settembre 1860, quando le truppe Piemontesi, guidate dal
Generate Enrico Cialdini, entrarono in Pesaro, il deputato apostolico
tentò assieme a1 colonnello Giovan Battista Zappi, una debole difesa
di Pesaro riparando infine in Rocca Costanza. In seguito Camillo Benso
di Cavour inviò il torinese Lorenzo Valerio nelle Marche allo scopo
di prendere, sotto la sua personale tutela, la costruzione di cimiteri
regionali, proibendo la sepoltura nelle chiese e ordinando la chiusura
di numerosi conventi che ospitavano diverse confraternite.
In seguito il sindaco di Pesaro, Domenico Guerrini, con una relazione
informava il consiglio circa i risultati della sua missione a Torino
e prospettava la possibilità che fosse stanziato, in Pesaro, un secondo
deposito di armi; in tal caso il Municipio avrebbe dovuto provvedere
ai locali necessari.
Non essendo sufficienti sette conventi di Pesaro già requisiti, nel
corso di questa relazione, il sindaco proponeva dacquistare
anche il convento di S. Giovanni Battista i cui religiosi si sarebbero
dovuti trasferire al S. Francesco da Paola.
Fu così che i frati del S.Giovanni Battista furono costretti ancora
una volta ad andarsene dal loro, antico Convento nel quale rimase
il custode in seguito allontanato.
Il 31 Dicembre 1867, il convento fu ufficialmente ceduto al municipio
di Pesaro e in tal modo si sanciva che le truppe sarebbero definitivamente
rimaste nel suddetto convento.
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Il municipio di Pesaro simpegnava in tale occasione a mantenere
in buono stato lintero fabbricato.
Solamente nel 1878, gli Osservanti riebbero il Convento e ripresero
a dire Messa nella Chiesa. In seguito alla fusione dei quattro Ordini
Francescani si pensò verso la fine del XIX secolo di sostituire completamente
il convento con una nuova costruzione, il progetto non ebbe seguito
poiché mancavano i mezzi.
Durante la I Guerra Mondiale, Convento e Chiesa di S.Giovanni
Battista, servirono nuovamente da Quartiere Militare per le truppe
stanziate a Pesaro. Una piccola parte della Chiesa, probabilmente
il coro, fu riservata per la celebrazione dei riti sacri.
In questo periodo venne distrutto o trafugato quasi tutto
larredo della navata e dello spazio centrale, lorgano
sparì, gli altari laterali vennero smantellati e così anche le pietre
sepolcrali.
Il 15 agosto 1916, per completare lo sfascio, un forte terremoto
lesionò gravemente la cupola (64).
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Nel 1918, dopo il ritorno dei frati, si ha la richiesta da parte
di questi di fondi per le riparazioni necessarie, ma i lavori verranno
effettuati solamente nel 1926. Oltre alle opere di consolidamento,
si pose un nuovo pavimento, si liberò la chiesa da aggiunte,
ritenute incongrue, depoche precedenti e si ritinteggiò tutto
linterno della Chiesa.
Il 17 Aprile 1929, si procedette ad un grande inventario di tutti
gli oggetti del S.Giovanni Battista e il 5 Settembre dello stesso
anno era pronta la nuova "orchestra".
Il 1 Ottobre 1929 fu collaudato ed inaugurato il nel corso di un
grande concerto vocale e strumentale lorgano restaurato e parzialmente
ricostruito dal pesarese Gaetano Baldelli, al quale presenziarono
alcune personalità del Conservatorio G. Rossini e molti rappresentanti
del clero.
Negli anni 1938 - 41, il soldato di leva, Enzo Bonetti, pittore,
riceve dal suo colonnello lincarico di decorare a tempera, venti
delle ventidue lunette del chiostro e le pareti rimaste libere: il
tema è il conflitto italo-etiopico. Nei corridoi del Convento, sempre
il Bonetti, raffigurerà scene di battaglie dellantica Roma,
si tratta di un intervento singolare che allora ricevette il plauso
di molti.
Dopo tale intervento le cronache del S.Giovanni Battista non presentano
fatti dinteresse particolare fino alto scoppio delta seconda
guerra mondiale. Si apre, con questa II Guerra Mondiale, una
nuova triste parentesi per il San Giovanni Battista che subì ulteriori
sconquassi da parte delle truppe che vi alloggiarono.
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Nel 1944, un bombardamento aereo venne a completare il quadro distruggendo
la vetrata del finestrone nel coro la quale raffigurava lagnello
di San Giovanni, e quella situata alla sua destra raffigurante i simboli
della Passione del Cristo.
Per le vicende che hanno caratterizzato la "vita"
del S.Giovanni Battista nel periodo post-bellico, le notizie,
che abbiamo potuto raccogliere, ci sono state fornite da: Genio Civile
di Pesaro, Sovraintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali delle
Marche, Provveditorato alle Opere Pubbliche dAncona, "Cronache
del Convento" dei Minori Osservanti di Pesaro.
Nel 1945, alla fine del conflitto, venne effettuato sopralluogo da
tecnici del Genio Civile per prendere atto dei danni arrecati dalla
Guerra alla chiesa e al convento.
Nel 1949 si effettuano delle riparazioni, non specificate, alla Chiesa
e al Convento.
Nel Settembre 1950 il Provveditorato alle Opere Pubbliche dAncona,
stanzia la somma di L.4.000.000 per restauri e riparazioni da eseguire
nella chiesa di. S. Giovanni Battista: siniziano così i lavori
di riparazione del tetto, si cambiano le travature, si rinnova la
copertura in coppi.
Anche la facciata che era stata lievemente danneggiata dalle schegge
di una bomba caduta nelle vicinanze viene restaurata nella parte sottostante
il tetto. Allinterno la chiesa è di nuovo tinteggiata, in precedenza
il colore aveva un tono piuttosto cinereo che la rendeva un po
"tetra e pesante", come si può leggere nelle "
Cronache del convento". Ora è più chiara e ha un tono
più caldo. Nello stesso anno venne sostituito il tetto del campanile.
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Nel 1951, il Provveditorato alle Opere Pubbliche stanzia la somma
di £. 1.000.000 che servirà al rinnovo totale della pavimentazione
della Chiesa.
Il pavimento è realizzato con piastre in cotto della misura di cm.
20x20 intervallate da strisce di marmo che ricalcano il perimetro
delle cappelle laterali della navata, isolano lo spazio centrale e
ne evidenziano la forma ottagonale. Il pavimento che cera in
precedenza era realizzato tutto in mattoni.
Vengono anche terminati i lavori iniziati lanno precedente
e si fanno delle riparazioni alla zona in uso ai religiosi; fu riparata
unabside, ma non abbiamo potuto stabilire con esattezza quale
fosse, per mancanza di documenti esaurienti.
Intorno agli anni 70, in vista del Centenario della nascita
di Girolamo Genga, a Pesaro ci si torna ad occupare della Chiesa di
S. Giovanni Battista; soprattutto i Frati esprimono il desiderio di
organizzare dei festeggiamenti e una mostra sulla vita e sulle opere
del Genga.
Nel 1971, liniziativa è caldeggiata anche da Quotidiani locali.
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Nel 1972 e in seguito, tecnici del Genio Civile e del Provveditorato
alle Opere Pubbliche compiono dei sopralluoghi per valutare i lavori
più urgenti da realizzare.
Nel 1975, finalmente, la Chiesa di S. Giovanni Battista cessa di
essere Quartiere Militare, poiché il 6 Novembre, lonorevole
Arnaldo Forlani, allora Ministro della Difesa, annuncia la cessione
dellex Convento-Distretto al Comune di Pesaro, e questultimo
concede luso del Chiostro e dei Locali che vi si affacciano
ai Frati con voto del Consiglio Comunale del 25 Novembre.
Nellimminenza del Centenario Genghiano, la Chiesa torna in
mano ai Minori Osservanti che in bene e in male lhanno sempre
gestita.
Nel 1976, allindomani della mostra che è stata realizzata nel
Convento, la Chiesa è di nuovo tinteggiata.
Oggi si attendono nuovi stanziamenti, perché la Chiesa di S.Giovanni
Battista, dà soprattutto allesterno unimmagine di decadenza
e dabbandono. Una lettera della Soprintendenza, indirizzata
ai Frati del Convento ed al Genio Civile, informa che sarebbe necessario
intervenire nella Chiesa, ma che ciò è impossibile per mancanza di
fondi, il tutto è demandato al Provveditorato alle Opere Pubbliche.
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