CENNI STORICI  

La storia del" San GIOVANBATTISTA "

La Chiesa di san Giovanni Battista a Pesaro è il monumento più bello della Città. La sua storia è segnata dalle vicissitudini di cinque secoli: primo rinascimento, esigenze di trasformazione e di difesa della Città, ambizioni competitive tra la Signoria degli Sforza e i Della Rovere, vicende politiche, terremoti, soppressioni e, soprattutto, presenza costante e sempre più significativa dei Frati Minori, chiamati, allora, "Osservanti".

 
Le radici storiche riportano al 1442, quando, con decreto pontificio (1438) di Papa Eugenio IV, i Frati Minori assumono la direzione spirituale del nuovo monastero delle clarisse, dedicato al "Corpus Domini".I Francescani si adattano gioiosamente alla povertà di un vecchio monastero lontano dalla cinta muraria, che chiamano subito "San Francesco", nonostante fosse stato abbandonato per la malaria e le continue infermità, causate dalle paludi malsane della zona e per questo disabitata (detta "viridarium"). Silenzio, solitudine, lavoro, malattie e preghiera caratterizzano, per 27 anni, la vita dei sei religiosi del convento.
Una testimonianza forte che commuove anche le autorità, sia civili che religiose, e che consente ai Frati d’essere trasferiti nel monastero benedettino, chiamato Sant’Eracliano, vicino al vecchio ponte sul fiume Foglia. Una costruzione antica, piccola e quasi fatiscente, a fianco della Città, con terra coltivabile e ambiente salutare. E’ il 12 settembre 1465.
 

I Frati Minori Osservanti chiamano anche questo convento "San Francesco" (Sancti Francisci ad Torrosinum), ma la presenza in Città dei Frati Conventuali con il convento dedicato ugualmente al Santo Fondatore, inducono gli Osservanti a cambiare denominazione. Viene scelto così San Giovanni Battista, nome nuovo, che compare per la prima volta nel 1466, sostituisce "Sant’Eracliano" benedettino ed indica, da allora, anche la comunità dei Frati Minori.
 
Questa presenza francescana diventa sempre più forte e significativa per la Città. Il servizio pastorale dei Frati e la santità di alcuni religiosi richiamano fedeli e i pellegrini in numero incontenibile. S’impone la necessità di un convento più grande e, soprattutto, di una chiesa più capiente. Alessandro Sforza coglie la volontà popolare, chiama a Pesaro (1465-1466), opportunamente, l’architetto Luciano Laurana e, ipotesi sostenuta storicamente, gli fa progettare la nuova chiesa. Il sepolcro degli Sforza, prima nel vecchio monastero, è voluto ardito e competitivo.
 

Il nuovo San Giovanni Battista, la chiesa dell’Osservanza con il campanile ed il convento, viene costruito presso il ponte sul Foglia, dentro le mura. I fedeli contribuiscono in modo determinante con le elemosine, l’offerta di materiali e il lavoro gratuito. Bastano pochi anni per realizzare l’intero complesso, tanto che la chiesa viene consacrata il 10 giugno 1499.

 
Di questo progetto rimangono, purtroppo, solo riscontri storici indiretti: un disegno in legno (tarsia del coro della chiesa di S. Agostino in Pesaro) e un dipinto su tavola (parte di una predella di Marco Zoppo del 1471, conservata nella galleria d’arte "Walters" a Baltimora con il n.543). San Giovanni Battista dell’Osservanza è raffigurata con linee nuove e semplici del gusto rinascimentale: quattro bracci esterni, a croce greca quindi, con probabili tre navate interne, quattro frontali con cuspidi, rosoni e portali; cupola centrale su tamburo ottagonale, finestre rettangolari in ogni ordine e piano e un alto campanile che richiama quello di San Marco a Venezia.

Questo grandioso capolavoro è travolto però, dagli avvenimenti e viene demolito dopo poco più di mezzo secolo di storia (1537). 

Muore infatti, Giovanni Sforza (27 luglio 1510) e termina la Signoria degli Sforza a Pesaro. Subentrano i Della Rovere. La Città diventa dominio Pontificio e viene annessa al Ducato di Urbino, dove Giulio II (Della Rovere) nomina duca suo fratello Francesco Maria I (20 febbraio 1513). Il nuovo stato intende privilegiare e promuovere questa Città sul mare.Pesaro, scelta dai Della Rovere come residenza abituale, deve fare un salto di qualità a partire dalla sicurezza. E’ lo stesso Duca, esperto in arti fortificatorie, a pianificare una recinzione muraria, pentagonale, completa e massiccia. I vecchi baluardi, quali Rocca Costanza (1471) e la Rocchetta del Porto (1483) vengono inglobati nella struttura. La Chiesa di San Giovanni è d’ostacolo per il completamento. Sta proprio sul passaggio delle mura e deve essere demolita insieme al convento. A nulla sono valse le resistenze dei Frati e dei fedeli.

Guidobaldo II° Della Rovere, succeduto al padre (Francesco Maria I), intende portare a compimento l’opera, considerata prioritaria. Ricorre perfino al Papa Paolo III e ci riesce. Una Bolla pontificia (Aprile 1536) autorizza la demolizione di San Giovanni Battista, purché l’intero complesso sia riedificato dentro le mura. Del gioiello precedente sarà costruito, a ricordo, una cappellina.Nell’impulso edilizio del Duca, che intende rinnovare gradualmente la Città, la chiesa di San Giovanni dev’essere un monumento.

 
All’interno delle mura, con baluardi e fossato e la realizzazione di nuovi edifici e di vie pavimentate, è però difficile trovare un posto spazioso che sia adeguato e che accontenti tutti. I Frati, tra l’altro, non sono entusiasti di allontanarsi dal loro precedente angolo di paradiso (il "Barchetto"), né sentono la necessità di una chiesa imponente e fastosa, contraria al loro stile di vita povero e semplice.Dopo diverse incertezze, si abbattono alcune case dei civili e si decide il luogo attuale.

San Giovanni Battista di via Mazzini, alla presenza di tutte le autorità civili, militari e religiose, vede la posa della sua prima pietra il 9 aprile 1543.Il progetto di ricostruzione è affidato a Girolamo Genga (1476-1551), considerato "l’architetto ducale" ed uno dei più geniali tra gli artisti del suo tempo (come Bramante e Raffaello).Viene costruita inizialmente un’unica grande navata, rettangolare, a croce latina, con tre piccole e slanciate cappelle a nicchia per ciascun lato, divise da "pilastri". Successivamente viene realizzato un ampio presbiterio a pianta ottagonale irregolare, secondo "una combinazione di pianta a schema centrale con quella a croce latina".
 
Con competenza e passione, Girolamo Genga per trent’anni, fino alla morte (1551), porta avanti i lavori, rispettando il modello originario e le ambizioni di Guidobaldo II. Gli succede il figlio, Bartolomeo, per la sorveglianza ed il rispetto dei lavori di costruzione, ma muore presto e deluso (1558). Le finanze del Duca, sempre più competitivo e velleitario, non sono all’altezza delle sue pretese. La fabbrica procede lentamente e spesso è sospesa.
 
D’altra parte, i francescani, non gradiscono l’imponenza del fabbricato, sempre più fastoso e, di fronte al ritardo dei lavori, sono preoccupati di avere, quanto prima, una chiesa da officiare. Il travertino, già pronto, per la decorazione esterna rimane fermo. Rimarrà incompiuta anche la decorazione interna. Sta di fatto che Francesco Maria II (1578), succeduto a Guidobaldo II e amico dei Frati, non riesce a dare continuità al progetto di Gerolamo Genga. La Corte Ducale deve aver ridimensionato i suoi progetti. Infatti si procede a definire la navata e la cupola impiegando il legno e non il travertino.

Decorazioni che si distinguono anche oggi dalle precedenti.Di questo XVI secolo, d’altra parte, così importante per la nostra chiesa, non ci sono notizie molto precise. Di certo, il 3 settembre 1594, i Frati Minori di San Giovanni Battista si uniscono alla grande "Riforma" francescana e diventano "Riformati". C’è un incremento vocazionale rilevante e si procede allo stesso ingrandimento del Convento.Nel 1608, il carpentiere Polinori, di Pesaro, realizza il cornicione della navata e della cupola, le quattro colonne ai lati dello spazio centrale e le due colonne libere, vicino all’altare principale. Il coro, probabilmente a forma absidale, diventa un prolungamento rettangolare del presbiterio con la volta a botte, come si presenta attualmente. Con la morte di Federico Ubaldo (28 giugno 1623), che non ha eredi, tutto il Ducato passa alla Santa Sede e si chiude la Signoria dei Della Rovere.
 

Per quanto la forma di San Giovanni Battista sia già definita, si spegne per i Frati ogni speranza di sicure sovvenzioni. La parte esterna rimarrà incompiuta, sia nelle rifinitura strutturale che decorativa. Nel XVII secolo si registrano la donazione dell’altare di marmo veronese, l’abbassamento del campanile, perché pericolante, un dipinto del Guercino, andato perso in Francia, un Crocifisso intarsiato da fra Innocenzo da Petralìa con l’elaborazione di un altare adeguato e la consacrazione della Chiesa (26 ottobre 1656). San Giovanni non è più il sepolcro dei Della Rovere e il suo pavimento e le sue pareti si riempono di lapidi e di pietre sepolcrali delle ricche famiglie pesaresi.Con il XVIII secolo, assistiamo a una nuova pavimentazione della Chiesa, all’ingrandimento del refettorio, alla realizzazione di un dormitorio, che servirà come Ospedale, di una Sala di Consiglio per i Superiori dei Frati, di una Biblioteca ed alla piena attività di una "Scoletta". I Frati di San Giovanni diventano un centro di promozione culturale. Insegnano teologia, filosofia, materie classiche e tecniche.


Nel 1703 due terremoti danneggiano fortemente la chiesa ed il convento: crollano nella Chiesa la volta a botte della navata e la cupola, nel convento le coperture del refettorio. Riparati i danni, in tempi successivi, si procede a modificare gli arredi della chiesa, per ridarle spazio e gusto estetico.

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I Quattro altari vengono costruiti nelle sei cappelle laterali. Al loro posto vengono situati i confessionali, realizzati in massello di noce. Si forniscono di mostre le quattro porte laterali e di cornici di stucco i loro quadri sovrastanti. Nella parete d’entrata viene installato, finalmente, anche un organo. Il campanile si arricchisce di nuove campane.Nel 1781 la Chiesa è risparmiata dalle conseguenze di un altro terremoto, ma non dalla devastazione di un’incendio, che brucia tutto ciò che è carta o legno. Bruciano soprattutto gli edifici del convento, il dormitorio e la fornitissima Biblioteca (10 febbraio 1791). A questo incendio si deve anche la distruzione delle cronache, dei documenti della costruzione e dello stesso progetto di Gerolamo Genga.

L’ottocento è caratterizzato dalle soppressioni e per il complesso di San Giovanni Battista inizia la triste decadenza del suo ruolo.Nel 1810 il decreto napoleonico di secolarizzazione degli Ordini Religiosi comporta lo sfratto dei Frati e la chiusura della Chiesa, che diventa parrocchia di Santa Lucia (oggi San Carlo). Alcuni locali del convento vengono ripartiti in piccoli appartamenti e dati in affitto, orto compreso. Altri, più comodi e capienti, diventano Quartiere Militare. Cessato il dominio napoleonico (10 novembre 1814), Pesaro ritorna allo Stato Pontificio e il complesso di San Giovanni ai Frati. Si procede alla riparazione dei danni. Qualcuno vorrebbe che sia completata la facciata della Chiesa, ma i Religiosi preferiscono ancora una volta ristrutturare i locali, secondo le esigenze della loro vita e per l’utilità comune. Di rilievo, viene ingrandito e cambiato il coro.

 
Con la soppressione di Camillo Benso di Cavour, il 31 dicembre 1867 l’intero fabbricato diventa nuovamente Quartiere Militare. Lo riprendono ancora i Frati, ma giusto il tempo di ripulirlo. Le truppe stanziate a Pesaro della I Guerra Mondiale devastano Chiesa e convento. Viene distrutto o trafugato tutto l’arredo della navata e dello spazio centrale. Sparisce l’organo. Si demoliscono gli altari laterali. Vengono smantellate le pietre sepolcrali. A completare lo sfascio, il 15 agosto 1916 un forte terremoto lesiona gravemente la cupola.Nel 1918 ritornano Frati e, ancora una volta, riprendono col riparare i danni. Si consolida, pulisce e ritinteggia la Chiesa (1929). Si rifà l’orchestra e si inaugura un nuovo organo (1929). Successivamente, nel Convento (1927-1929), adibito a Caserma, vengono demoliti i parapetti e le volte delle due ali più lunghe del Chiostro, sostituite con travi, e un soldato di leva, Enzo Bonetti (1938-1941), si diverte a decorare a tempra il Chiostro e le pareti del convento con scene di guerra.
 

La II Guerra Mondiale sconquassa ulteriormente San Giovanni Battista. Questa volta non ci sono solo le truppe militari, ma anche le conseguenze dei bombardamenti.Dopo sopralluoghi e attese si decide per il suo restauro, che inizia intorno agli anni cinquanta. Si parte dal tetto. Si cambiano le travature e si rinnova la copertura in coppi. Si restaura la parte lesionata della facciata e si sostituisce il tetto del campanile. All’interno, la chiesa è di nuovo tinteggiata e si sostituiscono i mattoni con piastre in cotto, intervallate con strisce di marmo. La Sovrintendenza elimina il superfluo e cerca di ridarle il suo valore artistico e monumentale.Si fanno riparazioni anche nella zona lasciata in uso ai Frati, ma solo nel 1975 la Chiesa monumentale di San Giovanni Battista cessa di essere Quartiere Militare. I Frati finalmente tirarono un sospiro di sollievo e ancora una volta ripresero a ridare nuova vitalità alla Chiesa, al Chiostro e ai locali loro concessi.


In questi ultimi tempi (1990) si è posto mano a un profondo restauro dell’intero Complesso Monumentale di S. Giovanni Battista: il Comune di Pesaro sta ristrutturando l’ala del Convento in Via Passeri e quella che si affaccia sul giardino (l’antico orto dei Frati) quali strutture abitative e luoghi di "aggregazione" per anziani e giovani.

Da circa tre anni la Sovrintendenza dei Beni Artistici delle Marche, con il Comune hanno iniziato il restauro della Chiesa Monumentale a partire dai tetti, a un nuovo impianto d’illuminazione e presto si affronteranno i delicati restauri della Facciata, del Campanile, della Loggia e del Chiostro.